Mumbai is my jaan

Nella grotta principale di Elephanta mi siedo per terra a gambe incrociate, indecisa se cimentarmi nell’opera di ritrarre un pezzo di quello che vedo, con i miei disegni. Shiva Trimurti mukha. Dopo pochi minuti mi trovo circondata da un gruppo di turisti thailandesi che, guidati da due monaci in tunica gialla, iniziano recitare un mantra. Ripetono e ripetono. Sono buddisti. Io dico “But it’s not Buddha! It’s Shiva”. Mi accorgo che pure il guardiano li sta osservando, incerto su cosa fare. Con un fischietto richiama i turisti che si appoggiano sulle sponde della grotta. Penserà se sia anche opportuno non usare il pavimenti che per camminare. Di fatto con questa sosta blocchiamo il passaggio… ma accade un miracolo. Tutti gli avventori ora non osano più avvicinarsi troppo alla statua di Shiva. Le fotografie vengono scattate di lato – si crea finalmente uno spazio per ammirare la statua che a quest’ora del giorno sorge luminosa.

Dal coro di mantra si alza una monaca che guizza in avanti per scattare una foto al gruppo in preghiera. Il primo monaco si ricompone veloce, riportando le mani giunte davanti al cuore, in posa. Finita la preghiera, tutto torna come prima.

L’isola prende il nome da una statua d’elefante che una volta si trovava nel punto di approdo all’isola.

La polvere di Elephanta, quella che sembra polvere di stelle nelle fotografie, mi è entrata negli occhi e domani mi sveglierò con due grossi tortellini sotto le sopracciglia.

Numeri e no

Lavoro da molto tempo nella più grande casa editrice d’Italia. Credo che quest’esperienza lavorativa sia iniziata con un clamoroso equivoco a causa del nome. Da “Business Intelligence Manager” a “l’Intelligence” il passo è breve: una specie di agente dell’FBI in grado di fiutare nei numeri di vendita il futuro dei libri o, peggio, il più bravo degli editor. Autorità nei numeri che mi deriva dall’aver studiato molta Matematica.
Sicché i primi anni mi stavano tutti alla larga, fatta eccezione per i dotati di sensibilità astrologica – mi vedevo attraversare i corridoi come Mosè che attraversa le acque. Perché l’editor che si rispetti ha fiducia nel suo libro e ha già avuto il suo bel daffare a sceglierlo e a curarlo, per potersi dare la pena di gioire o frustrarsi alle ragioni di un numero.
Ragioni che ho scoperto mio malgrado non essere neanche statisticamente modellabili, che rimarranno sempre oscure. Sarà stata la copertina, sarà stato l’argomento, sarà stato l’autore che non è più un astro nascente.
Ho raccolto faticosamente dati di ogni tipo tanto curiosi quanto inutili*, per arrivare a teorie tutte prima o poi puntualmente confutate: i vampiri non funzionano, i libri d’arte non vendono, i libri su Mussolini funzionano sempre…
Gli “astrologi”, come dicevo, per fortuna esistono e sono liberi: sono gli editor che ti fanno amare la loro presentazione del libro più del libro stesso o che sanno bene come funzionano i numeri, e cioè che ti dicono quello che  …  “dipende”. Sempre.

* dalle parole più frequenti nei titoli dei libri (amore, guerra, Roma) allo storico delle quote di mercato degli editori da quando i libri li stampava Gutenberg – in Italia e nell’universo mondo

Genesis by Salgado: a call to life

Salgado’s exibition is now open in Milan at la Loggia in Piazza dei Mercanti and I was there. I was with a friend, who is a journalist. The visit started with him discussing with the lady at the ticket counter, because the entrance is no more free for journalists, yet it is half price. Which surprised and disappointed me. Luckily I completely forgot  everything about the “outside” world once entered the exhibition area.

The immensity of Salgado’s work is even more powerful when we realise that the author deals with a little bit of our planet. He has chosen, he had to fight with time, travels, survival, research and yet this is a huge work, because – what it left to me is that – there is a lot more yet to be discovered, on our origin, on our life nowadays and always.

I would suggest anyone to go and live this pictures from the inside, without listening to the audioguide they give you at the beginning.

Forget judgement, our culture and our lifestyle, do not overlap  thoughts with the reality of what you see. Just image the cold, the warm, the texture of what you see and LIVE it. Try. It’s amazing the power of the sentiment that arises. It’s a call!

Wonderful to know then about how this work was made and about its development and about the team of people that helped. With those people and ideas, photography is still art. And art is a call to life. LET’S ANSWER !

Marco Photojournalist

When I met him I didn’t like him. I was willing to learn everything about Photography, and I decided to attend his classes. Since the very beginning I was lacking confidence, which was the intriguing part about me for everyone around getting to know me. I’ve always wanted everything in life, especially in that time, when I was working the whole day and travelling and body training a lot. Nevertheless I needed to be priced  to go on.

Then something curious happened:  as I was being rejected for trying to compete on a professional level, I knew that I wanted something else. Photography had just opened up my thirst for getting in touch with life. People, countries, colours. So a very hard and slow time took place, during which I could find a friend. Those rare time we met I could find a person ready to listen without judgement, yet ironic, just as right  for me to laugh and forget.
We played once to freeze a portrait of myself and since then some respect for our souls has developed strong. As a joke again I asked him a few yoga portraits, but what he was able to do, after an entire morning dedicated to my uncertain eye, again was real work, professionalism, sensibility. Which  left me astonished.
Marco was able to find the way to tell about me, this long time discipline and devotion that I’ve cultivated through Yoga and that is shaping my energy all the time now. His commitment gave me the possibility to unveil my truth and to communicate through the signs on my body. He finally got to understand and supported me and even encouraged me in this pursuit of life, real life, that is Yoga, for me.